﻿{"id":268,"date":"2023-05-04T10:19:23","date_gmt":"2023-05-04T08:19:23","guid":{"rendered":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/news\/dalla_rappresentanza\/2023\/05\/da-airpress-magazine-n-143-aprile\/"},"modified":"2023-05-04T10:19:23","modified_gmt":"2023-05-04T08:19:23","slug":"da-airpress-magazine-n-143-aprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2023\/05\/da-airpress-magazine-n-143-aprile\/","title":{"rendered":"DA AIRPRESS MAGAZINE n.143 &#8211; aprile 2023 &#8211; Verso Vilnius, la Nato non guardi solo a est"},"content":{"rendered":"<p>Se la Nato sar\u00e0 in grado di trovare il corretto equilibrio tra tutte le sue funzioni e operazioni, potr\u00e0 proiettarsi nel Ventunesimo secolo come un soggetto vitale e sostenibile.<br \/>Altrimenti, rischia di non essere pi\u00f9 in grado di svolgere un ruolo politico. In vista del prossimo vertice di Vilnius, si sta lavorando affinch\u00e9 la legittima attenzione sul versante est non faccia perdere di vista gli altri teatri e la capacit\u00e0 di operare a 360 gradi<\/p>\n<p><strong>MARCO PERONACI<\/strong><br \/>Rappresentante permanente dell\u2019Italia alla Nato<\/p>\n<p>L\u2019aggressione della Russia all\u2019Ucraina ha dato il via a un periodo estremamente fluido nel sistema geopolitico globale in cui alla guerra vera e propria si affianca l\u2019approfondirsi di faglie di crisi e l\u2019emersione di una multidimensionalit\u00e0 mai sperimentata prima. La Nato ha ritrovato una centralit\u00e0 politica a cui corrispondono risorse crescenti che vanno gestite ad ampio spettro, con un immediato <em>focus<\/em> sul sostegno all\u2019Ucraina, ma senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo. Unit\u00e0, prontezza, capacit\u00e0 di adattamento: valori di cui l\u2019Alleanza ha dato prova mobilitando in maniera compatta il proprio sostegno materiale e politico all\u2019Ucraina. L\u2019Italia ha partecipato pienamente a questo impegno, nella consapevolezza che debba proseguire fintantoch\u00e9 sar\u00e0 necessario. La guerra, ormai d\u2019attrito, comporta un vasto consumo di materiali e mezzi che richiedono fondi e impattano sull\u2019organizzazione delle industrie della Difesa. L\u2019Alleanza non deve per\u00f2 dimenticare di guardare al quadro d\u2019insieme. Con la consapevolezza che non sia sufficiente vincere la battaglia rappresentata oggi dalla crisi ucraina, ma che occorra anche vincere la battaglia di domani, ancora pi\u00f9 complessa perch\u00e9 vedr\u00e0 gli alleati affrontare temi quali l\u2019accesso alle materie prime, la diversificazione energetica e la capacit\u00e0 di mantenere il vantaggio tecnologico. Il nostro Paese \u00e8 in prima linea nello spingere la Nato a tener presente che la resilienza transatlantica si costruisce anche sulla capacit\u00e0 di essere efficienti nella prevenzione e nella gestione delle crisi, che figura al secondo posto tra i tre \u201ccore task\u201d sanciti nel Concetto strategico di Madrid. \u00c8 in questo ambito che si costruiscono e trovano traduzione operativa quei rapporti con i partner, in primo luogo l\u2019Ue ma anche le Nazioni Unite, cui ci legano valori e interessi comuni. Essi sono determinanti per consolidare quella sicurezza cooperativa che costituisce il terzo compito essenziale dell\u2019Alleanza. Se la Nato sar\u00e0 in grado di trovare il corretto equilibrio tra tutte le sue funzioni e operazioni, potr\u00e0 allora proiettarsi nel ventunesimo secolo come un soggetto vitale e sostenibile. Altrimenti, rischia di non essere in grado di svolgere il ruolo politico che ci aspettiamo anche come Italia, vista la centralit\u00e0 del nostro Paese nella Nato stessa e nell\u2019Ue. Per questi motivi, in vista del vertice di Vilnius, stiamo lavorando ai diversi livelli affinch\u00e9 la legittima attenzione sul versante est non faccia perdere di vista il sud e il Mediterraneo allargato, dalla Mauritania sino al Golfo Persico. Un esempio positivo \u00e8 l\u2019operazione Nato in Iraq che va estendendosi a un vero e proprio partenariato proiettato alla riforma delle pratiche e delle strutture interne di sicurezza di quel Paese, con ricadute immediatamente positive per la sicurezza dei cittadini iracheni. Il caso iracheno \u00e8 una prova concreta del tipo di lavoro che pu\u00f2 svolgere la Nato; ed \u00e8 significativo che vi sia un generale italiano, Giovanni Iannucci, alla guida dell\u2019operazione. Il modello organizzativo dei nostri carabinieri costituir\u00e0 un essenziale punto di riferimento.<br \/>In questa direzione vanno anche i progetti in Tunisia, in Mauritania, in Giordania e insieme all\u2019Unione africana, nel quadro di un dialogo politico ancor pi\u00f9 essenziale in questo momento storico.<br \/>Altro tema di interesse \u00e8 la protezione delle infrastrutture critiche: gli ultimi 15 mesi hanno dimostrato che la resilienza delle nostre democrazie passa anche per la tutela dei nodi strategici. L\u2019Italia ha grandi capacit\u00e0 da offrire anche nella cornice dell\u2019acceleratore Diana e del Nato innovation fund, che ha nella propria cabina di regia anche l\u2019ex ministro Cingolani, uno dei tre super <em>manager<\/em> del fondo. Le nuove sfide riguardano <em>cyber<\/em>, gestione dati, Intelligenza artificiale applicata alla Difesa, quantistica e tecnologie dirompenti. In una fase nella quale Nato e Ue lavorano entrambi al ripianamento degli arsenali (breve periodo) e agli incentivi per lo sviluppo dell\u2019offerta (medio periodo), i temi dell\u2019aggregazione della domanda, del mantenimento del vantaggio tecnologico e della promozione degli investimenti sugli abilitanti (\u201cenablers\u201d) e sulle catene produttive dei prodotti della Difesa (lungo periodo) devono essere affrontate in complementariet\u00e0 tra le due organizzazioni. I primi risultati sono incoraggianti, in quanto la stragrande maggioranza dei progetti finanziati con il Fondo europeo per la Difesa, incorpora le priorit\u00e0 definite dalla programmazione Nato.<br \/>Investire per la Difesa nell\u2019Alleanza significa certamente contribuire con le proprie forze agli assetti militari dispiegati sul fianco est, come in Bulgaria dove l\u2019Italia opera da nazione quadro, e nelle operazioni di <em>air policing<\/em> lungo l\u2019arco orientale e nel Baltico, ma significa anche la capacit\u00e0 di rimanere nel \u201cgruppo di testa\u201d degli innovatori. Su questo versante l\u2019Italia sta lavorando molto, con un sistema funzionale anche in termini di coordinamento tra i diversi centri presenti nella penisola. Se consideriamo che il <em>budget<\/em> di ricerca e sviluppo per la Nato si \u00e8 moltiplicato di otto volte, questo \u00e8 un indicatore significativo. Le azioni messe in campo in queste aree con un forte protagonismo dell\u2019Italia fanno s\u00ec che l\u2019area transatlantica possa guardare con maggiore fiducia alle sfide del presente e a quelle del futuro, come quelle poste dall\u2019ascesa della Cina e dall\u2019impatto dei cambiamenti climatici sulla sicurezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se la Nato sar\u00e0 in grado di trovare il corretto equilibrio tra tutte le sue funzioni e operazioni, potr\u00e0 proiettarsi nel Ventunesimo secolo come un soggetto vitale e sostenibile.Altrimenti, rischia di non essere pi\u00f9 in grado di svolgere un ruolo politico. 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