﻿{"id":531,"date":"2016-02-02T12:35:04","date_gmt":"2016-02-02T11:35:04","guid":{"rendered":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/news\/dalla_rappresentanza\/2016\/02\/gentiloni-c-e-il-rischio-che-l\/"},"modified":"2016-02-02T12:35:04","modified_gmt":"2016-02-02T11:35:04","slug":"gentiloni-c-e-il-rischio-che-l","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2016\/02\/gentiloni-c-e-il-rischio-che-l\/","title":{"rendered":"Gentiloni: \u00abC&#8217;\u00e8 il rischio che l&#8217;Isis ora si sposti in Libia\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Si ritrovano oggi a Roma i rappresentanti di 23 Paesi della coalizione anti-Isis. Padrone di casa il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ieri ha fatto il punto col segretario di Stato americano, John Kerry. In dicembre gli Stati Uniti avevano chiesto all&#8217;Italia di partecipare ai raid aerei.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ritrosia da parte italiana?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNessuna ritrosia. L&#8217;Italia \u00e8 uno dei 5 o 6 paesi al mondo pi\u00f9 impegnati nel contrasto a Daesh. Dopo Londra e Parigi, il vertice di questo gruppo ristretto si riunisce a Roma per rilanciare l&#8217;azione della coalizione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come va la campagna anti-Isis?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel 2015 \u00e8 stato sottratto a Daesh il 40 per cento del suo territorio in Iraq e il 20 per cento in Siria. Quasi interrotte le linee di comunicazione tra Raqqa e Mosul. Vedremo in quale misura potremo mettere all&#8217;ordine del giorno nei prossimi mesi la liberazione di Mosul. C&#8217;\u00e8 anche un tema pi\u00f9 politico: il sostegno al governo iracheno e al suo impegno per stabilizzare le zone liberate. Alcune realt\u00e0, come Tikrit, sono pi\u00f9 incoraggianti. Altre, come Ramadi, ancora critiche. Non basta sconf\u00ecggere Daesh militarmente in Iraq. Bisogna collaborare col governo perch\u00e9 alla liberazione corrisponda una capacit\u00e0 di stabilizzare e gestire le citt\u00e0 in modo inclusivo, soprattutto verso le comunit\u00e0 sunnite senza le quali le tensioni settarie rischierebbero di pregiudicare tutto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il nostro ruolo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSiamo leader nella formazione delle forze di polizia irachene che devono riprendere il controllo delle aree liberate. Cerchiamo di farlo coordinando anche lo sforzo di altri Paesi. Abbiamo addestrato oltre 2mila peshmerga curdi, e continuiamo a farlo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I jihadisti si stanno spostando in Libia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abC&#8217;\u00e8 in effetti il rischio che le sconf\u00ectte militari m Iraq, e in parte anche in Siria, portino alcuni combattenti di Daesh a spostarsi in Libia. Dobbiamo prendere questo rischio in considerazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia ha annunciato che mander\u00e0 450 uomini a difendere la Diga di Mosul. Quando partiranno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;avvio delle opere di manutenzione \u00e8 previsto per la primavera inoltrata. Dureranno molto a lungo, perci\u00f2 richiedono una presenza di forze italiane con compiti non di combattimento ma di difesa. Si sta definendo l&#8217;incarico alle ditte, e la modalit\u00e0 della nostra presenza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 chi sostiene che l&#8217;Isis pu\u00f2 essere spazzato via in poco tempo. Altri, invece, che dovremmo lasciar fare agli altri questa guerra. Noi come la pensiamo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn conto sono le forze speciali, gli addestratori, i mezzi aerei, in cui sono impegnati tutti i principali paesi con livelli diversi. Altro \u00e8 la presenza di truppe sul terreno, che al momento non mi pare considerata da nessuno. In particolare in Siria, la situazione \u00e8 molto complessa, perci\u00f2 giustamente Kerry ha ricordato che la soluzione pu\u00f2 esser solo diplomatica, con l&#8217;avvio di una transizione che porti a superare il regime di Assad. Bisogna fare presto, ogni settimana che passa si aggrava la catastrofe umanitaria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il governo di unit\u00e0 nazionale in Libia non \u00e8 ancora legittimato da un voto del Parlamento. I tempi stringono per il nostro intervento?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI tempi stringono per la stabilizzazione della Libia, ma non abbiamo nessuna fretta interventista, n\u00e9 noi n\u00e9 la comunit\u00e0 internazionale. L&#8217;urgenza \u00e8 quella di definire la composizione del nuovo governo perch\u00e9 abbia l&#8217;appoggio del Parlamento e sia possibile il calcio d&#8217;inizio della stabilizzazione. Il Consiglio presidenziale in questi giorni \u00e8 chiamato a definire una nuova proposta di esecutivo sulla quale luned\u00ec con ogni probabilit\u00e0 si esprimer\u00e0 il Parlamento. La decisione spetta ai libici. Sono giornate decisive e io rinnovo il mio appello a tutte le parti libiche perch\u00e9 anzitutto nell&#8217;interesse del popolo libico, che ha potenzialit\u00e0 e risorse stra<br \/>ordinarie, si trovi l&#8217;intesa. Sapendo che sulla base di questa intesa la comunit\u00e0 internazionale \u00e8 pronta poi a dare una mano rispondendo alle richieste che il governo ci far\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Francia ha messo in guardia contro i rischi d&#8217;infiltrazione dei jihadisti sui barconi, a Lampedusa&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDa due o tre anni abbiamo a che fare con flussi migratori eccezionali, forse molti altri Paesi europei li hanno scoperti pi\u00f9 di recente. Da sempre siamo consapevoli dei rischi di infiltrazioni, ma a questa consapevolezza teorica non corrispondono al momento allarmi fondati su informazioni specifiche. Quindi, grande vigilanza ma nessun allarmismo. L&#8217;Europa, se non trova la forza per condividere una risposta ai flussi migratori, rischia di perdere s\u00e9 stessa. Continuando a chiudere gli occhi sulle caratteristiche dei flussi migratori e sulla necessit\u00e0 di una risposta comune, i flussi stessi possono creare tensioni, pretesti per chiusure di frontiere, per un effetto domino che alla fine non porter\u00e0 alla gestione ordinata alla quale noi italiani aspiriamo, ma al rischio di fallimento di un pilastro dell&#8217;Unione, la libera circolazione. Bisogna condividere a livello europeo l&#8217;impegno su tutti i fronti, quindi s\u00ec a un impegno comune e permanente nelle frontiere esterne, nel diritto all&#8217;asilo, nella gestione dei rimpatri. La Grecia deve fare la sua parte, ma se si continua a chiedere ad Atene di risolvere per tutta l&#8217;Europa il problema di quasi un milione di migranti entrati in Grecia, credo che non andremo lontani\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Svezia vorrebbe rimandare indietro 80mila immigrati&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono annunci di progetti a medio termine. Ma non dobbiamo inseguire l&#8217;ultimo annuncio di un ministro europeo. Le regole europee prevedono gi\u00e0 i rimpatri nei paesi sicuri, quelli i cui cittadini non hanno diritto all&#8217;asilo. Gli annunci a effetto non risolvono i problemi. La chiusura delle frontiere, e i prelievi forzati sui rifugiati, contraddicono i nostri principi europei\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che cosa c&#8217;\u00e8 davvero in gioco nella sfida Italia-Germania?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo un orizzonte diverso circa le politiche economiche dell&#8217;Ue, su questo non c&#8217;\u00e8 dubbio che l&#8217;impostazione italiana e tedesca siano diverse, per il diverso accento che mettiamo sulla necessit\u00e0 di crescita e investimenti rispetto a quello sul rigore nelle regole di bilancio. La novit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;Italia, che qualche anno fa era il malato d&#8217;Europa, oggi ha un&#8217;economia in ripresa, pi\u00f9 o meno allineata con quelle dell&#8217;Eurozona, e quindi le carte in regola per dire che serve una fase espansiva. Al tempo stesso, abbiamo con la Germania un orizzonte condiviso su molte questioni strategiche di politica estera e sulle politiche migratorie. Che cosa tiene insieme questi due diversi orizzonti? \u00c8, dev&#8217;essere, la consapevolezza che Italia e Germania sono due protagonisti della realt\u00e0 dell&#8217;Ue e quindi che i rapporti tra questi due paesi, sia quando ci sono punti di distinzione sia quando ci sono forti sintonie, sono fondamentali per il futuro dell&#8217;Unione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che cos&#8217;\u00e8 rimasto della visita in Iran, a parte la vicenda delle statue coperte?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA parte l&#8217;amaro in bocca per quella vicenda, resta la sostanza di rapporti sia politici sia economici che nelle prossime settimane saranno rilanciati da ulteriori missioni imprenditoriali e dalle visite in Iran dei ministri delle Infrastrutture e dell&#8217;Agricoltura. Le opportunit\u00e0 offerte dall&#8217;eliminazione delle sanzioni le stanno valutando non solo le imprese italiane, ma quelle di mezzo mondo. Noi per\u00f2 sappiamo di avere un piccolo vantaggio nella competizione: una tradizione di rapporti di collaborazione che dura da una sessantina d&#8217;anni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si ritrovano oggi a Roma i rappresentanti di 23 Paesi della coalizione anti-Isis. Padrone di casa il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ieri ha fatto il punto col segretario di Stato americano, John Kerry. In dicembre gli Stati Uniti avevano chiesto all&#8217;Italia di partecipare ai raid aerei. 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