﻿{"id":538,"date":"2015-12-16T16:28:12","date_gmt":"2015-12-16T15:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/news\/dalla_rappresentanza\/2015\/12\/il-ministro-gentiloni-al-corriere\/"},"modified":"2015-12-16T16:28:12","modified_gmt":"2015-12-16T15:28:12","slug":"il-ministro-gentiloni-al-corriere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rappnato.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2015\/12\/il-ministro-gentiloni-al-corriere\/","title":{"rendered":"Il Ministro Gentiloni al Corriere della Sera: &#8220;Siamo molto attivi nel negoziato siriano. Mosul, intervento stategico&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>\u00abDalle crisi in Siria e Libia emerge la necessit\u00e0 di un concerto mediterraneo. Grandi potenze, potenze europee e potenze regionali influenti si mettono insieme per lavorare a delle soluzioni. Ma \u00e8 qualcosa che dovremmo sforzarci di rendere stabile, con fili minimi che lo rendano possibile: misure di fiducia reciproca, scambi economici, collaborazione contro il terrorismo. Tutti viviamo il bisogno di ricostruire un nuovo ordine, ora che quello vecchio si \u00e8 sgretolato. L&#8217;esperienza di questi tavoli va vista oltre che per la difficile impresa di risolvere le crisi del giorno, anche come prefigurazione di una nuova architettura per la sicurezza nel Mediterraneo, oggi preda del disordine totale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c9 stata una settimana importante per Paolo Gentiloni e la sua Farnesina. Roma \u00e8 stata crocevia di tutta la diplomazia mondiale. Prima la Conferenza RomaMed, poi il vertice sulla Libia hanno marcato un successo per l&#8217;Italia, tornata a giocare un ruolo di primo piano, dopo essere stata tagliata fuori su dossier come l&#8217;Iran o l&#8217;Ucraina: se il meccanismo che tendeva a consolidarsi in Europa era quello di un&#8217;avanguardia diplomatica composta da Germania, Francia e Regno Unito, ora se ne profila un altro, nel quale il nostro Paese \u00e8 presente in pianta stabile.<\/p>\n<p><strong>Ieri Obama ha ringraziato vari Paesi, fra cui l&#8217;Italia, per l&#8217;impegno nella coalizione anti Daesh-Isis: l&#8217;annuncio del presidente del Consiglio di inviare altri 450 soldati a protezione della diga di Mosul in Iraq fa parte di questo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSi tratta di un intervento di importanza strategica in cui i lavori di manutenzione verranno protetti da forze italiane e da peshmerga curdi in una zona del Kurdistan iracheno molto vicina all&#8217;area controllata da Daesh\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Obama ha detto anche che bisogna colpire pi\u00f9 duramente i jihadisti in Siria. L&#8217;Italia rimane sulla linea di non impegnarsi direttamente nei combattimenti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;Italia \u00e8 molto attiva dentro il processo diplomatico sulla Siria, giunto a uno snodo fondamentale, anche alla luce dei colloqui tra Kerry e Putin. La settimana scorsa a Riad si \u00e8 costituito un cartello delle opposizioni ad Assad. Ci sono le premesse perch\u00e9 a gennaio comincino i negoziati tra il regime e le opposizioni, avvio che dovrebbe coincidere con il cessate il fuoco. Da quel momento scatterebbero i 6 mesi durante i quali ci dovrebbe essere l&#8217;inizio della transizione. Durante questo processo secondo noi dovrebbe esserci l&#8217;uscita di scena di Assad, ma al tavolo negoziale non \u00e8 ancora un esito dichiarato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 questa volta sulla Libia \u00e8 diverso?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSe \u00e8 diverso, lo vedremo nei prossimi giorni. L&#8217;importante nel vertice di domenica, del quale la diplomazia italiana deve essere orgogliosa, \u00e8 che attorno al coraggio e alla volont\u00e0 delle maggioranze dei due organismi libici, siamo riusciti a costruire il massimo di consenso internazionale possibile. Resta il fatto che le prossime mosse sono nelle mani delle parti libiche\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Uno dei suoi predecessori, Emma Bonino, ha evocato il rischio di una fretta eccessiva nel forzare l&#8217;accordo.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI rischi sono evidenti ma il tempo non \u00e8 infinito. C&#8217;\u00e8 la determinazione delle due maggioranze di andare avanti e della comunit\u00e0 internazionale di sostenerli, cercando di essere pi\u00f9 veloci della degenerazione della situazione e della diffusione della minaccia di Daesh, che possono portare ogni cosa fuori controllo. Hanno ragione tutti coloro che dicono che ora occorre coagulare il maggior consenso possibile, cercando di allargarlo a trib\u00f9, milizie e municipalit\u00e0. \u00c9 quanto l&#8217;Italia fa da mesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dove vede le criticit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer definizione in un Paese troppo frammentato. Non sar\u00e0 semplice mettere insieme una massa critica capace di riportarlo sotto una guida unitaria. Ci saranno ostacoli infiniti. E il primo sar\u00e0 probabilmente il trasferimento del nuovo governo a Tripoli, che richiede garanzie adeguate di sicurezza. Ma la corsa a ostacoli ha anche tre potenti fattori positivi: il sostegno della comunit\u00e0 internazionale registrato a Roma; la possibilit\u00e0 che si traduca rapidamente in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza; la diffusa disponibilit\u00e0 delle pi\u00f9 diverse componenti libiche, a cominciare dalle trib\u00f9, di volersi riappropriare di una nazione con grandi risorse e potenzialit\u00e0 enormi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una volta consolidata la soluzione politica, con la costituzione di un esecutivo di unit\u00e0 nazionale e il successivo riconoscimento dell&#8217;Onu, il nuovo governo potrebbe chiedere garanzie di sicurezza. In che modo le forniremo? E con quale ruolo per l&#8217;Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAvremo un ruolo di assoluta rilevanza insieme alla comunit\u00e0 internazionale. Ma i protagonisti devono essere gli stessi libici. La storia \u00e8 piena di esempi di situazioni rivoluzionarie, in cui milizie che si sono combattute vengono poi integrate in un sistema di sicurezza nazionale. Dove non \u00e8 stato fatto, ci sono stati grossi problemi. Questa mi auguro sar\u00e0 una delle grandi sfide del prossimo anno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma la sfida della sicurezza \u00e8 anche esterna, cio\u00e8 quella posta dalla presenza di Isis-Daesh. Contribuiremo anche alla lotta ai jihadisti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo faremo nella misura che ci verr\u00e0 richiesta dalla comunit\u00e0 internazionale e dalla Libia. Saremo in prima fila anche per motivi legati alla storia, alla geografia e all&#8217;attualit\u00e0, quella delle migrazioni e delle minacce terroristiche. Ma se il processo non riuscisse ad andare avanti con la rapidit\u00e0 e la solidit\u00e0 necessarie, non siamo indifesi: possiamo far fronte lo stesso a queste minacce\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abDalle crisi in Siria e Libia emerge la necessit\u00e0 di un concerto mediterraneo. Grandi potenze, potenze europee e potenze regionali influenti si mettono insieme per lavorare a delle soluzioni. Ma \u00e8 qualcosa che dovremmo sforzarci di rendere stabile, con fili minimi che lo rendano possibile: misure di fiducia reciproca, scambi economici, collaborazione contro il terrorismo. 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